venerdì 25 maggio 2012
Contro la mafia non significa tifare Stato
sabato 19 maggio 2012
Il male e il malvagio secondo Magdalena
(tratto da "Morti scomodi" del Subcomandante Marcos e Paco Ignacio Taibo II)
domenica 6 maggio 2012
Libertà e Dignità
giovedì 1 marzo 2012
BLOCCHIAMO TUTTO , DAPPERTUTTO ! DALLE 18. LA VALSUSA ESIGE RISPETTO !
Per Titti, grande nonna che ora ha la gamba rotta.
Per Nicoletta, picchiata e umiliata.
Per Alberto, trascinato via a forza.
Per Marco, criminalizzato perchè dà della pecorella a un poliziotto, salutandolo con un ‘Alla fine ti voglio bene’.
Per Ermelinda, in ospedale con la testa aperta dai manganelli di manganelli.
Per i gestori dei locali che hanno vetri rotti che nessuno ripagherà.
Per tutti e tutte quelli e quelle che queste notte sono contusi, feriti.
Per Luca, ancora bloccato nel letto di un ospedale.
Per i nostri compagni in carcere, per chi ancora è rinchiuso in casa o nella propria città.
Per i nostri amministratori che stanno mettendo il loro tempo, la loro capacità e i loro corpi
Per i nostri padri e madri, per i nostri figli/e e nipoti.
BLOCCHIAMO TUTTO , DAPPERTUTTO ! DALLE 18.
Tony (la valle che resiste)
venerdì 20 gennaio 2012
Sono siciliano, ma...
La domanda è una: perché?
Le risposte: Perché non si arriva a fine mese, perché la benzina costa troppo, perché gli autotrasportatori non possono lavorare in queste condizioni, perché non c’è lavoro, perché le tasse sono troppo alte ed evadere resta una via. Io aggiungo che l’acqua fa male ed il vino fa cantare.
La gente, secondo me, è scesa in strada perché ha in corpo parecchia rabbia, ma soprattutto paura. Le cose vanno male, IN POCHI hanno puntato i forconi contro NESSUNO NELLO SPECIFICO ed il resto si è accodato perché il mix di rabbia e paura fa muovere anche gli atrofizzati. Non ho ancora sentito un progetto, un’idea o ideale condiviso tra le persone che stanno “rivoluzionando” la Sicilia. Secondo me non c’è, ma sarà il tempo a darmi torto o ragione, intanto dico solo che continuare a mettersi sotto una bandiera senza sapere il perché stiamo portando la bandiera, non ci porterà mai da nessuna parte.
In Altre Parole, Edoardo Sanguineti diceva: “Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato. Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione. È il segreto di pulcinella: il proletariato esiste. È un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza. Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto? È importante riaffermare l’esistenza del proletariato. Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati. Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni”.
domenica 25 dicembre 2011
Perchè mi rilassa...
Mi rilassa pensare che posso avere fede, quindi posso dare fiducia al mio vicino, alla mia vicina, insomma all’uomo ed alla donna. Ad una parte del genere umano. Non tutto il genere umano, perché la stupidità e la paura a volte prendono il posto dei sentimenti e delle azioni più umane.
Mi rilassa perché credo che non sia una forza misteriosa, un occhio in un triangolo o un vecchio dal barbone candido che progetti ed osservi le nostre imprevedibili assurdità quotidiane, bensì il caso… misto ad amore, impegno, amicizia e lavoro.
Mi rilassa parlare del domani con la serenità di chi non ha nulla da perdere e vuole continuare a camminare a testa alta, anche con un solo soldo in tasca, perché ha deciso di non vendere la propria dignità al trafficante di felicità a buon mercato, perché oggi ha deciso che domani guarderà la sua piccola figlia negli occhi e le dirà “io ho fatto del mio meglio... e quando ho commesso degli errori non è mai stato per egoismo”.
Mi rilassa vedere due amici che ridono, due amanti che si baciano e due anziani che si tengono per mano.
Mi rilassa il sapere che dopo la nostra esistenza rimarrà solo una cosa, forse la più importante… il ricordo presso le persone che c’hanno realmente amato e stimato per quello che facevamo ed eravamo.
Mi rilassa conoscere fratelli e sorelle con quella voglia ardente di Libertà ed Organizzazione che li porta ad unirsi e chiamarsi, giusto per fare un esempio, NO TAV!
In Altre Parole: “I NO TAV non credono più a Babbo Natale. Se sentono dei rumori nel camino, sanno benissimo che è la DIGOS” (E’ tutta colpa dei No Tav)
mercoledì 9 novembre 2011
Il nemico è la democrazia
"Voglio conversazione politiche più serie.
Le Corporation fuori dai governi e le persone dentro.
La pace e non la militarizzazione.
Tassazione superiore per i ricchi e denaro per l'istruzione.
Giustizia economica.
Parlare con la mia voce senza avere paura di perdere il lavoro.
Maggiore regolamentazione delle banche e dei mercati.
Che i bambini possano avere un lavoro ed assistenza sanitaria.
Vera democrazia per il 99% della popolazione."
(sottotitoli al video sopra pubblicato)
Le proteste a Wall Street e davanti alla cattedrale di St. Paul sono simili, secondo Anne Appelbaum sul Washington Post, “per la loro mancanza di focus, per la loro natura confusa e soprattutto per il loro rifiuto di occuparsi delle istituzioni democratiche”. “A differenza degli egiziani della piazza Tahrir”, continua la Appelbaum, “ai quali i protestatari di Londra e New York si paragonano apertamente (e in modo ridicolo) noi abbiamo delle istituzioni democratiche”.
Una volta ridotta la protesta della piazza Trahir ad una richiesta di democrazia stile Occidentale, come fa la Appelbaum, diviene ovviamente ridicolo paragonare le proteste di Wall Street agli eventi in Egitto: come fanno i dimostranti in Occidente a chiedere qualcosa che hanno già? Ciò che nasconde è la possibilità di uno scontento generale nei confronti del sistema capitalista globale che assume qua e là forme differenti.
“Eppure in un certo senso”, ammette, “il fallimento del movimento internazionale Occupy nel produrre delle chiare proposte legislative è comprensibile: sia le fonti della crisi economica globale che le sue soluzioni si trovano, per definizione, al di fuori della competenza degli uomini politici locali e nazionali.” E’ costretta a concludere che “la globalizzazione ha evidentemente cominciato a minare la legittimità delle democrazie Occidentali.” E questo è esattamente ciò su cui i dimostranti stanno attirando l’attenzione: che il capitalismo globale mina la democrazia. L’ulteriore conclusione logica è che dovremmo cominciare a pensare a come espandere la democrazia al di là della sua forma attuale, basata su stati nazione multi-partitici, che si è dimostrata incapace di gestire le conseguenze distruttive della vita economica. Tuttavia, anziché compiere questo passo, Appelbaum sposta la colpa sui protestatari stessi che pongono questi problemi:
Gli attivisti “globali”, se non fanno attenzione, accelereranno quel declino. I dimostranti a Londra gridano: «Ci serve un procedimento!” Ebbene, ne hanno già uno: si chiama sistema politico britannico, e se non si rendono conto di come utilizzarlo non faranno altro che infiacchirlo ulteriormente.
Per cui, il discorso di Appelbaum sembrerebbe: dal momento che l’economia globale è al di fuori dell’ambito della politica democratica, qualunque tentativo di espandere la democrazia per gestirla accelererà il declino di quest’ultima. E dunque che cosa dovremmo fare? Continuare ad impegnarci, pare, in un sistema politico che, secondo il suo resoconto, non è in grado di fare quel che deve.
Al momento le critiche anti-capitalistiche non mancano: siamo inondati di storie su aziende che spietatamente inquinano il nostro ambiente, su banchieri che sguazzano in bonus esosi mentre le loro banche sono salvate grazie al denaro pubblico, sugli sweatshop nei quali i bambini fanno straordinari per produrre indumenti a basso costo per i grandi magazzini. Ma c’è un tranello. L’assunto è che la lotta contro simili eccessi debba svolgersi all’interno della nota cornice liberal-democratica. Lo scopo (implicito o esplicito che sia) è quello di democratizzare il capitalismo, di estendere il controllo democratico sull’economia globale attraverso la pressione dell’esposizione ai media, le inchieste parlamentari, leggi più severe, indagini della polizia, eccetera. A rimanere indiscussa è la struttura istituzionale dello stato democratico borghese. Essa resta sacrosanta anche nella forma più radicale di “anticapitalismo etico”, quello del forum di Porto Alegre, del movimento di Seattle e via dicendo.
Qui l’intuizione chiave di Marx resta pertinente oggi come lo è stata sempre: la questione della libertà non dovrebbe essere posta principalmente nella sfera politica, ad esempio in cose quali libere elezioni, un potere giudiziario indipendente, una stampa libera, il rispetto dei diritti umani. La vera libertà si trova nella rete “apolitica” delle relazioni umane, dal mercato alla famiglia, dove i mutamenti necessari all’apporto di cambiamenti non è la riforma politica, ma un mutamento nei rapporti sociali di produzione. Non si vota per decidere chi possiede cosa, o sui rapporti tra gli operai in una fabbrica. Cose del genere sono demandate a dinamiche che esulano dalla sfera politica ed è un’illusione che si possa mutarle con l”estendere” la democrazia: con il creare, ad esempio, delle banche “democratiche” sotto il controllo del popolo. I cambiamenti radicali in questo ambito dovrebbero essere compiuti al di fuori di simili dispositivi democratici, quali i diritti giuridici eccetera. Hanno un ruolo positivo da svolgere naturalmente, ma è necessario tenere a mente che i meccanismi democratici fanno parte di un apparato statale borghese congegnato in modo da assicurare il funzionamento indisturbato della riproduzione capitalistica. Badiou aveva ragione ad affermare che oggi il nome del nemico estremo non sono capitalismo, impero, sfruttamento o alcunché di questo genere, ma democrazia: è l’”illusione democratica”, l’accettazione di meccanismi democratici gli unici mezzi legittimi di cambiamento, che previene un’autentica trasformazione nei rapporti capitalistici.
Le proteste di Wall Street sono solo un inizio, ma è così che bisogna cominciare, con un gesto formale di rifiuto che è più importante del proprio contenuto positivo, perché solo un gesto del genere può creare lo spazio per contenuti nuovi.
Dunque non dovremmo lasciarci distrarre dalla domanda: “Ma cos’è che vuoi?” Questa è la domanda che l’autorità maschile rivolge alla donna isterica: “Tutto questo lamentarti e piagnucolare… Hai insomma un’idea di quello che veramente vuoi?” In termini psicoanalitici, le proteste sono un’esplosione isterica che provoca il padrone, minando la sua autorità, e la domanda del padrone “Ma che cosa vuoi?” nasconde il proprio sottotesto: “Rispondimi secondo i miei criteri o taci!” Finora, quelli che protestano sono riusciti a evitare di esporsi alle critiche rivolte da Lacan agli studenti del 1968: “Come rivoluzionari, siete degli isterici che chiedono un nuovo padrone. Lo avrete”.
Slavoj Žižek
Tradotto da Leonardo Clausi su Inner. City. Living